UNA SOLA UMANITA’

…per un confronto con l’altro

Alcune domande per cominciare…

Pubblicato da fermiamoilrazzismo su novembre 2, 2008

CIAO!!! BENVENUTO IN QUESTO BLOG!!

CHI SIAMO?

Siamo ragazzi ventenni che non ne possono più di assistere inermi di fronte al ripetersi martellante di episodi di intolleranza e razzismo, come ne stiamo vedendo ultimamente qui in Italia. Siamo indignati ogni giorno di più nel vedere questi soprusi e queste violenze ai danni di persone colpevoli solo di appartenere ad un’altra religione o ad un altro paese, o accusati di avere un colore della pelle un po’ troppo scuro o occhi troppo allungati per poter pretendere di essere trattati dignitosamente da esseri umani in un paese che si dice “civile”, ma che secondo noi deve ancora fare molta strada prima di potersi definire tale.

Siamo giovani che si vogliono ribellare a tutto questo, per cercare di cambiare le cose e dare un contributo alla lotta contro questo cancro sociale che va assolutamente sgominato, per vivere in armonia con la nostra epoca e considerare la multiculturalità una ricchezza e non un male da estirpare!

 

IL NOSTRO PENSIERO

In un mondo sempre più piccolo in cui la distanza da un polo all’altro del globo si riduce ad alcuni secondi appesi a un filo o ad aspettare davanti a uno schermo, il contatto tra persone provenienti da luoghi, credenze, abitudini e lingue diversi è più che mai all’ordine del giorno. Noi crediamo che questo offra moltissime opportunità per conoscere ciò che è Altro da sè, per arricchirsi individualmente e, attraverso questa conoscenza del mondo, per conoscere meglio anche se stessi in una prospettiva più relativizzata e globale. Riteniamo che il confronto con ciò che è diverso da quello che siamo, o da quello che siamo abituati a vedere, sia fondamentale per crescere come individui e per considerarsi tutti, e in quest’epoca di Globalizzazione più che mai, cittadini del mondo. Da ciò deriva anche il nome che abbiamo voluto dare a questo blog: “UNA SOLA UMANITA’ “.

 

PERCHE’ QUESTO BLOG?

Crediamo che, in quanto giovani studenti, siamo in possesso di una sola arma (prima che ci sottraggano anche quella) per combattere questo male della nostra società: la nostra istruzione. Proprio attraverso la nostra conoscenza, l’informazione quotidiana, il dialogo, il confronto possiamo creare quella consapevolezza che è la base fondamentale di ogni lotta intelligente. Per questo abbiamo voluto creare questo spazio da dedicare alla riflessione e alla documentazione su un tema che ci sta così a cuore e che sicuramente è molto attuale: il razzismo.

 

COME FUNZIONA QUESTO PROGETTO?

In questo blog troverai materiale (articoli presi da internet o da testate nazionali, notizie sugli avvenimenti più recenti, frasi e slogan di personaggi famosi, spunti di riflessione, etc.) su cui basare discussioni e riflessioni critiche in modo da formarci una nostra opinione documentata sul tema del razzismo. Ovviamente, però, con ciò non vogliamo solo creare una ricezione passiva, anzi intendiamo anche e soprattutto stimolare la tua partecipazione in prima persona a questo blog. Questo, secondo noi, è l’obiettivo da raggiungere: fare in modo che più gente possibile legga questo blog e prenda parte attiva alla sua costruzione! Perciò, oltre a scrivere interventi e commenti, ti invitiamo a mandarci a tua volta materiale da condividere con gli altri. Non devi fare altro che inviarci articoli, link o altro che ritieni possa interessare il pubblico di questo blog all’indirizzo fermiamoilrazzismo@gmail.com , e noi li pubblicheremo nel più breve tempo possibile!

Se è vero il proverbio “l’unione fa la forza”, allora cerchiamo almeno questa volta di metterlo in pratica per una causa così importante, cioè quella di eliminare questo dilagante regime del terrore che ci circonda, che tende a considerare indiscriminatamente lo straniero come invasore e a connotarlo pregiudizialmente in modo negativo, senza tenere minimamente in considerazione la ricchezza individuale, culturale e umana che egli poterbbe trasmetterci.

 

GRAZIE A TUTTI!!

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Critiche all’azione discriminatoria anche da parte della Chiesa

Pubblicato da fermiamoilrazzismo su gennaio 11, 2009

 CITTA’ DEL VATICANO – Una ferma condanna dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Louise Arbour e un nuovo stop da parte del Vaticano per la politica del governo italiano nei confronti degli immigrati clandestini. Arbour ha stigmatizzato la “recente decisione di rendere reato l’immigrazione illegale” e i recenti attacchi contro i rom. Il Segretario del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Agostino Marchetto, ha riaffermato che “i cittadini di Paesi terzi, come i cittadini comunitari, non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un’infrazione amministrativa”.

La critica dell’Onu. In un discorso tenuto al Consiglio dei diritti umani a Ginevra, Arbour ha rinnovato l’allarme per l’aggravamento di problemi quali l’intolleranza e la xenofobia. In Europa, ha ricordato, si assiste a una radicalizzazione delle politiche di controllo dell’immigrazione. In questo contesto sono particolarmente preoccupanti le misure adottate dall’Italia e gli attacchi contro i romeni.

“In Europa sono fattore di enorme preoccupazione le politiche repressive, così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti, nei confronti dell’immigrazione clandestina e delle minoranze neglette – ha detto Arbour nel suo intervento, riportato dal sito dell’Acnur – Esempio di queste politiche e di questi atteggiamenti sono la recente decisione del governo italiano di rendere reato l’immigrazione clandestina e i recenti attacchi contro campi rom a Napoli e Milano”.

La reazione italiana. La delegazione italiana ha immediatamente preso la parola per esprimere “stupore” per il riferimento alla situazione in Italia. Il nostro Paese è da sempre in prima linea nella battaglia contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza, ha affermato l’ambasciatore Giovanni Caracciolo di Vietri.

Riguardo agli attacchi contro i campi rom, la delegazione italiana ha sottolineato che tutte le autorità e i partiti hanno condannato tali fatti e che i responsabili saranno perseguiti secondo la legge.


Poi è arrivata anche la presa di posizione ufficiale della Farnesina, che in una nota fa rilevare come “esprimere valutazioni premature su proposte che ancora il Parlamento italiano non ha discusso desta sorpresa, ma non condizionerà il dibattito politico nazionale, che sarà come sempre trasparente ed aperto al contributo di maggioranza ed opposizione”.

Ancora il ministero degli Esteri: “In ogni caso, si tratta di una questione che non ha nulla a che vedere con la xenofobia o con la discriminazione su base razziale, e che affronta invece il fenomeno dell’immigrazione illegale e degli strumenti legislativi per ridurlo, nell’ambito beninteso delle garanzie previste dall’ordinamento giudiziario e nel pieno rispetto delle direttive dell’Unione Europea”.

La posizione della Chiesa. Il Vaticano stamattina è tornato a intervenire sul dibattito in corso in Italia sul tema dell’immigrazione clandestina, dopo le parole del cardinal Bagnasco, presidente della Cei, contro la permanenza prolungata nei cpt prevista dal pacchetto sicurezza del governo.

Il prelato, che si trova a Nairobi per il congresso panafricano dei delegati delle Commissioni episcopali per le migrazioni, ha risposto a una domanda relativa alla questione immigrazione ai microfoni della Radio Vaticana. E ha aggiunto: “Mi ritrovo personalmente nell’ opinione espressa dalla minoranza a Bruxelles”. E cioè che gli stranieri, come i cittadini dei Paesi Ue, non debbano essere arrestati per aver infranto una legge amministrativa.

Il prelato ha aggiunto: “Ho appena studiato il Progetto di Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di Paesi terzi soggiornanti illegalmente attualmente in fase di elaborazione”. Monsignor Marchetto ha poi detto che la Chiesa deve insistere sulla “linea dell’accoglienza”.

(2 giugno 2008)

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La clandestinità diventerà reato svolta nel decreto sulla sicurezza

Pubblicato da fermiamoilrazzismo su gennaio 11, 2009

ROMA – La destra ci gira intorno da più di una dozzina d’ anni, come la panacea che risolve d’ un colpo tutti i problemi dell’ immigrazione clandestina. Da sempre è il cavallo di battaglia della Lega, il reato più agognato che, se scritto nel codice penale, manderebbe in visibilio il popolo del Carroccio. Adesso la soluzione – il nuovo delitto di immigrazione clandestina – è bella che scritta tra i 40 articoli che Niccolò Ghedini, il più ascoltato consigliere di Berlusconi sulle grane della giustizia e della sicurezza, ha preparato e fatto circolare tra i nuovi ministri, soprattutto i due dell’ Interno Roberto Maroni e della Giustizia Angelino Alfano, in vista della prima riunione dell’ Esecutivo subito dopo la fiducia. Sono solo poche righe, ma pesantissime: prevedono che possa essere accusato d’ immigrazione clandestina, e quindi immediatamente espulso, chiunque si trovi in Italia illegalmente, violando le norme della legge Bossi-Fini. è una svolta d’ inaudita asprezza nelle politiche di accoglienza. è la via spiccia che salta qualsiasi procedura più complessa per espellere chi non ha né documenti né titoli per soggiornare in Italia, ma soprattutto per bloccare i clandestini che tentano di raggiungere le nostre coste con i barconi. è anche il punto più delicato di una manovra anticrimine molto più ampia e già definita che prevede aumenti di pena per i reati di grave allarme sociale, blocco dei benefici ai detenuti e processi per direttissima. Se su tutto il resto non ci sono dubbi, il capitolo dell’ immigrazione è il più delicato soprattutto perché il Cavaliere vuole trasformare il pacchetto sicurezza in un decreto legge che, come tale, deve avere il pieno appoggio del capo dello Stato per la firma. Ma esistono i presupposti di necessità e urgenza per introdurre su due piedi il reato d’ immigrazione clandestina? Napolitano sarà d’ accordo o pretenderà invece un passaggio parlamentare molto più ampio, e quindi imporrà un disegno di legge? Ghedini sta lavorando fitto per raccogliere un pieno consenso e andare diritto verso il decreto perché, come ha spiegato a più di un interlocutore, «la gente ci chiede risposte concrete e immediate contro la criminalità». Un dibattito tra Camera e Senato irto di contestazioni non sarebbe la via più rapida per realizzare subito il pacchetto sicurezza. Che, immigrazione a parte, si annuncia durissimo contro gli autori dei reati di strada. A cominciare dall’ aumento delle pene minime che si trascineranno dietro, come inevitabile conseguenza, non solo l’ impossibilità di accedere ai benefici carcerari, ma anche lo stop alla sospensione condizionale della pena. I reati sono già stati individuati: minacce alle persone, scippi, violazione di domicilio, furti e rapine in appartamento, danneggiamenti, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale su donne e bambini. Per le violenze sugli handicappati e sugli over 70 è prevista una circostanza aggravante. Compare nel codice anche un nuovo reato, la rapina in abitazione, che sarà punita da 4 a 20 anni. L’ introduzione fraudolenta in una casa passa da una pena minima di 1 anno 2 anni, lo stesso per il furto, mentre la rapina andrà da 4 anni e mezzo a 6. Altra novità sarà l’ arresto facoltativo in flagranza contro chi guida in stato di ebbrezza. Di pari passo è ovvia la stretta sulla vita dei detenuti perché l’ aumento delle pene minime impedisce di poter fruire di agevolazioni come l’ affidamento in prova ai servizi sociali grazie al quale oggi non va neppure in carcere chi ha avuto una pena inferiore ai tre anni. Ma la mano pesante del Berlusconi-quater è destinata a farsi sentire non solo su chi è recidivo, ma anche su chi ha commesso reati di grave allarme sociale, quelli che fanno schizzare verso l’ alto tutti gli indicatori della paura. Chi ha compiuto più volte lo stesso crimine non potrà accedere ad alcun beneficio carcerario, abbuoni parziali, permessi premio, semilibertà saranno tutti aboliti. è la formula più gettonata, già sperimentata in forma meno dura nella legge Cirielli, per garantire la certezza della pena. E per rispondere alla lamentela tante volte messa giù dallo stesso capo della polizia Antonio Manganelli, ma più volte anche dall’ ex ministro dell’ Interno Giuliano Amato – «Le forze dell’ ordine arrestano, ma i magistrati non danno seguito con la necessaria tempestività al processo» – ecco altre due innovazioni per arrivare rapidamente alla condanna. Il rito direttissimo non sarà più facoltativo, ma il pubblico ministero dovrà necessariamente farvi ricorso di fronte a una confessione dell’ arrestato. Del pari, il pm dovrà saltare l’ udienza preliminare e andare al giudizio immediato se si trova di fronte a una prova evidente di colpevolezza. Berlusconi punta in alto. Vuole farcela proprio laddove ha fallito il governo Prodi che ha lasciato per strada il suo pacchetto sicurezza, non ha approvato la riforma della Bossi-Fini corretta con la Amato-Ferrero, e non è neppure riuscito a convertire in legge il decreto sulle espulsioni dei cittadini comunitari. Il premier vuole incassare il pacchetto sicurezza alla prima prova di governo e farne il vessillo per chi ha votato a destra sperando di garantirsi città più sicure. Ma la strada si annuncia tutta in salita perché non sarà facile convincere Napolitano che la via del decreto legge è quella più opportuna.

Repubblica — 10 maggio 2008   pagina 2   sezione: POLITICA INTERNA

LIANA MILELLA

 

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Rapporto Onu: L’ Italia discrimina gli zingari

Pubblicato da fermiamoilrazzismo su gennaio 11, 2009

MILANO – In Italia è in corso «una campagna di discriminazione» senza precedenti contro rom e sinti. E per fermarla bisogna anche «perseguire i politici che incitano all’ odio razziale». La tesi è contenuta nell’ ultimo rapporto del Cerd, il comitato internazionale per l’ eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale delle Nazioni unite. È un duro atto d’ accusa all’ Italia, colpevole, secondo l’ organismo – che raccoglie le segnalazioni di Ong e associazioni – di diversi atti di segregazione verso le due comunità. Sono elencate tutte le contestazioni sugli sgomberi dei campi rom avvenuti negli ultimi mesi a Milano, Roma, Bologna, Pavia e altre città, mentre un robusto capitolo è dedicato alle esternazioni, riportate da stampa e tv, di leader come Gianfranco Fini, che il 4 novembre in un’ intervista al Corriere della sera si è chiesto «come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi». La relazione sull’ «antiziganismo» sarà resa pubblica domani a Milano – dove sono ancora roventi le polemiche per il recente sgombero del campo della Bovisasca – durante un incontro pubblico organizzato da Dijana Pavlovic, attrice e attivista rom candidata per la Sinistra Arcobaleno. Critiche al decreto del governo sull’ allontanamento dei rom che commettono reati e agli sgomberi ciechi, senza la garanzia di un tetto per le persone evacuate. Molte pagine del documento riguardano le «discriminazioni nell’ accesso ai diritti sociali, politici, civili ed economici». A pagina 17 si nota «con seria preoccupazione che nei recenti mesi, in seguito all’ avvio delle operazioni previste dai patti di sicurezza in varie città italiane, l’ isteria anti-Rom ha raggiunto nuovi e allarmanti livelli nei media». Nelle roulotte e nelle baracche, così, si respira un’ atmosfera di paura al punto che alcune famiglie rom e sinti residenti a Pescara da generazioni che hanno chiesto di cambiare i loro cognomi per celare le loro reali origini. Abusi, secondo il rapporto, sarebbero stati commessi anche dalla polizia durante i controlli nel campo di via Casilino 900 di Roma, nell’ insediamento di Stupinigi, alle porte di Torino e a Mantova. Episodi che vengono accostati alle violenze commesse da squadracce xenofobe come gli incendi che hanno colpito due accampamenti a Roma il 3 gennaio, o il raid sventato l’ 8 novembre a Torino dove, già un mese prima, si è sfiorata la strage per un incendio causato dal lancio di bombe molotov. La «discriminazione nell’ accesso alla casa» sarebbe alla base delle frequenti tragedie come la morte dei quattro bambini di Livorno o come i tre incendi mortali del Casilino, di Caserta e di Bologna. Per non parlare delle bombe ecologiche: a Bolzano si sta cercando una soluzione per centinaia di rom accampati in un’ area fortemente contaminata. Il rapporto prescrive all’ Italia venti raccomandazioni, tra le quali il riconoscimento dei sinti e dei rom come minoranze nazionali e il ricorso all’ azione penale contro i politici responsabili di incitazione all’ odio razziale. 340 i campi In Italia si contano circa 340 campi rom. Molti i giovani: il 40% ha meno di 14 anni.

Repubblica — 07 aprile 2008   pagina 21   sezione: CRONACA

DAVIDE CARLUCCI

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“I have a dream” – Martin Luther King Jr

Pubblicato da fermiamoilrazzismo su novembre 5, 2008

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:”Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: “Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

Discorso pronunciato il 28 Agosto 1963

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Legge del 13 ottobre 1975, n.654

Pubblicato da fermiamoilrazzismo su novembre 5, 2008

“Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale”:

E’ punito:

a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

E’ vietata:

ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.

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Art. 3 della Costituzione Italiana

Pubblicato da fermiamoilrazzismo su novembre 5, 2008

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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